La storia di Fatima

Fatima è una bambina sieropositiva abbandonata dalla mamma, anche lei affetta da AIDS, al Nava Jeevan all’età di 1 anno. Mentre cresceva al Nava Jeevan con l’amore, l’attenzione, la saggezza, le buone cure mediche, cibo nutriente e l’istruzione di cui aveva bisogno, Fatima chiedeva notizie della madre e dei fratelli. Finché un giorno, accompagnata dalle Suore della missione, partì alla loro ricerca.
Dopo molte ore di ricerca e difficoltà le suore riuscirono a trovare un numero di telefono di Kunal, il fratello maggiore, che con grande sorpresa rispose.
Per 18 anni Fatima ha sperato e sognato di riabbracciare i suoi fratelli e finalmente il sogno si è avverato. Fatima ora è una ragazza serena e sta frequentando la classe 12° con impegno e ottimi risultati.

La storia di Philip

Cari amici,
mi chiamo Philip Lopes e collaboro con Padre Cyril per il programma di Sostegno a Distanza di St. Joseph’s Orphanage a Santibastwad, nello Stato del Karnataka in India. Qui ogni giorno incontro tante famiglie davvero interessate a mandare i figli a scuola.
La loro situazione economica può anche essere precaria ma c’è una grande consapevolezza tra i genitori, consci dell’importanza dell’istruzione nell’attuale scenario. È con piacere che vi dico che molti giovani studenti, specialmente ragazze, grazie al vostro aiuto e al nostro incoraggiamento, sono determinati ad emergere nella vita.
Incoraggiamo in particolar modo gli orfani, i figli di genitori single o di famiglie particolarmente numerose a proseguire gli studi superiori. Vorrei portarvi l’esempio di Mary Asangi, orfana di entrambi i genitori. È stata aiutata negli studi fino a diventare insegnante. Oggi è in grado lità e il suo senso di gratitudine per quello che siete stati per lei dai suoi primi giorni di scuola ad oggi. Mentre scrivo la relazione della mia visita alle varie famiglie mi rendo conto che il vostro aiuto ha toccato la vita di tante, tante persone bisognose.
Penso a Kaveri e Vital che non hanno il papà ma che grazie al vostro sostegno aiutiamo con provviste e necessità per la scuola accendendo in loro una spinta motivazionale a continuare gli sforzi nello studio. Sono dunque lieto perché grazie al programma di Sostegno a Distanza ho la possibilità di venire quotidianamente a contatto con le sofferenze delle persone e vedere che il vostro aiuto indubbiamente allevia le loro pene.
Prego Dio perché vi benedica tutti per toccare le vite di tanti bambini e famiglie bisognose e lo ringrazio per la fortuna che ho di collaborare con voi nel portare felicità e gioia agli altri.
Philip Lopesdi gestire la propria vita e sono certo ispirerà molti altri giovani considerate le tante difficoltà che nella sua vita ha dovuto superare. Sono rimasto molto colpito quando ha consegnato a Padre Cyril 1.000 Rupie dal suo primo stipendio perché aiutasse un bambino bisognoso. Questo mostra la sua bontà, la sua sensibilitàe il suo senso di gratitudine per quello che siete stati per lei dai suoi primi giorni di scuola ad oggi. Mentre scrivo la relazione della mia visita alle varie famiglie mi rendo conto che il vostro aiuto ha toccato la vita di tante, tante persone bisognose.
Penso a Kaveri e Vital che non hanno il papà ma che grazie al vostro sostegno aiutiamo con provviste e necessità per la scuola accendendo in loro una spinta motivazionale a continuare gli sforzi nello studio. Sono dunque lieto perché grazie al programma di Sostegno a Distanza ho la possibilità di venire quotidianamente a contatto con le sofferenze delle persone e vedere che il vostro aiuto indubbiamente allevia le loro pene.
Prego Dio perché vi benedica tutti per toccare le vite di tanti bambini e famiglie bisognose e lo ringrazio per la fortuna che ho di collaborare con voi nel portare felicità e gioia agli altri.

Philip Lopes

La storia di Amit

Il giovane Amit proviene dallo Stato dell’Uttar Pradesh, in India. Amit ha perso il papà quand’era ancora un bambino. Proveniente da una famiglia estremamente povera, la mamma non riusciva a garantirgli cibo a sufficienza e istruzione adeguata. Per fronteggiare questa drammatica situazione, la zia, sorella del papà, un giorno decise di portarlo con sé a New Delhi, promettendo alla madre che si sarebbe presa cura di lui e della sua istruzione. Fu così che Amit venne iscritto alla scuola pubblica della città, frequentata anche dai bambini di Ashalayam. Amit però spesso a scuola non ci andava, e quando si presentava alle lezioni era sempre vestito di stracci e non sorrideva mai. I suoi compagni, invece, erano puntualmente curati ed emergevano in tutti gli ambiti.
Un giorno si presentò da Padre Swanoop, che al tempo era incaricato del Centro Don Bosco Ashalayam e ora ne è il direttore, chiedendo di poter essere accolto perché la zia non gli permetteva di studiare, non gli dava da mangiare e lo costringeva ogni giorno ad occuparsi delle faccende domestiche come un servetto. Padre Swanoop non indugiò, andò in suo soccorso e, nel 2008, lo accolse come un figlio al Don Bosco Ashalayam.
Da quel momento la vita di Amit cambiò radicalmente, grazie all’aiuto di persone generose, grazie al Sostegno a Distanza, continuò a studiare e si laureò in produzioni multimediali per conseguire poi, nel 2017, il Master in Mass Media. Ha fatto il suo apprendistato in noti canali televisivi indiani d’informazione per sei mesi come tecnico del montaggio.
Ora lavora come montatore alla CNNIBN, con il Governo Indiano per produrre una serie di spot pubblicitari, lavora anche per il canale televisivo indiano Star Plus. Ha un’ottima reputazione nell’industria televisiva indiana e spera di riuscire ad iniziare una propria serie su YouTube. Oggi Amit è una persona felice.
Guarda il video sul tema dell’ambiente che Amit ha realizzato: http://tiny.cc/prlfdz

La storia di Pinky

Pinky è a Snehalaya, la Casa dell’Amore gestita dai Salesiani di Don Bosco nell’Ispettoria di Guwahati. Proviene da una famiglia distrutta. Quando aveva 6 anni suo padre si risposò e insieme ai suoi fratelli iniziò ad essere fisicamente torturata dalla matrigna che non gli dava da mangiare, non li mandava a scuola e li costringeva a fare i lavori domestici. Un giorno Pinky venne picchiata così violentemente che decise di scappare di casa. Ritrovata in mezzo a una strada, fu trasferita a Snehalaya. Da quel giorno, grazie al Sostegno a Distanza, la vita di Pinky si è trasformata. Ha iniziato a studiare con ottimi risultati e, seguendo la sua passione, ora vuole diventare un’infermiera per aiutare gli altri e si è iscritta alla scuola infermieristica Holy School of Nursing di Haflong.

La storia di Ashok

Ashok ha vissuto i giorni peggiori della sua vita quando era ancora un bambino, bisognoso delle cure dei suoi genitori. Non ha avuto una madre e non si può dire che il padre sia stato presente, dal momento che, per problemi di alcool, non aveva alcun senso di responsabilità sul figlio. Ashok aveva solo 7 anni quando, un giorno, suo padre tornò a casa troppo ubriaco e violento. Decise così di  scappare di casa e venne trovato più tardi da uno zio che, senza alcuna esitazione, lo portò a Snehalaya. Era il 2004. Da quel momento, per lui, è iniziata una nuova vita. Ashok è cresciuto velocemente, imparando e maturando molto. Ha scoperto il suo interesse per il calcio e per altri sport. Non parla molto, ma quando parla lo fa con molta serietà. Ha vissuto 10 anni sotto le cure di Snehalaya e nel 2015 ha passato gli esami di classe decima alla Don Bosco School. Il suo sogno è quello di diventare un assistente sociale, per questo ha deciso di intraprendere un percorso di studi adatto ed è stato ammesso al Rowta College nello stato di Assam.

La storia di Khushi

Mi chiamo Khushi. Come dice il mio nome, voglio essere sempre felice. Sono molto fortunata ad avere questo nome che vuol dire felicità. Tuttavia, quando riguardo la mia vita passata mi domando se fossi davvero felice con le tante disgrazie che mi hanno colpita, gettando la mia infanzia nella tristezza. Mio padre aveva 10 anni quando rimase vittima di un incidente ferroviario che gli costò la perdita di una gamba. Da allora, sua madre si prese cura di lui fino al giorno in cui sposò una giovane donna. La coppia fu benedetta con l’arrivo di una bambina chiamata Khushi, che sono io. Un giorno mia madre sparì. Oggi ho solo il mio amato papà con una gamba amputata ed una mano paralizzata. Ciononostante, crescendo mi sono chiesta ‘come può questo nome avere un senso per la mia vita difficile e sofferente?’. Ma Dio è sempre premuroso e la mia vita ebbe una svolta dal momento in cui sono entrata nella casa di Asha Sadan, a Waliv. Sono felice e mi sto godendo la mia infanzia, grazie a questa casa che accoglie tanti bambini come me e che ci promette la speranza di crescere e fiorire!

La storia di Jyoti

Jyoti, è nata nel 2010. Il mese e il giorno non si conoscono. I suoi genitori sono morti e lei e il fratellino sono rimasti orfani senza alcun parente che potesse prendersi cura di loro. Il parroco del piccolo villaggio li ha così accompagnati a Snehalaya e affidati alle cure dello staff della “Casa dell’Amore”. Oggi Jyoti frequenta la scuola ed è tornata ad essere una bambina felice.