Sostegno o Adozione?

Sostegno Comunitario:
il nuovo volto dell’Adozione a Distanza

 

Nel 2009 il Consiglio d’Amministrazione di Fratelli Dimenticati ha deciso di fare un passo lungo, importante, coraggioso. Ha deciso di sostituire, nel tempo ovviamente, l’adozione a distanza del singolo bambino con il sostegno comunitario.
Perché per noi Sostegno a Distanza non è aiutare uno dei bambini di una comunità, è aiutare la comunità. È aiutare un istituto o un villaggio a dare istruzione, formazione, opportunità ai membri di quella stessa comunità, specialmente a quelli che abiteranno la terra domani.

 

Adozione a Distanza o Sostegno a Distanza?

MintongApril06-19Non è un caso neppure che da tempo abbiamo sostituito l’espressione Adozione a Distanza di un bambino con Sostegno a Distanza. A nostro avviso il termine Adozione significa dare al bambino una famiglia mentre, di fatto, in tutti i nostri progetti si aiuta una persona e/o la sua comunità senza che questa diventi giuridicamente parte della famiglia.
Adozione è un termine che implica un rapporto diretto/personale/stretto, di contesto familiare appunto, e che quindi induce chi aderisce all’Adozione a Distanza a pensare che il minore in questione, perché solitamente di un minore si tratta, diventi parte della famiglia, con tutte le aspettative che un rapporto  stretto e diretto come questo implica. Con il termine Adozione a Distanza si fa spesso leva sul sentimento della pietà e della compassione, per cui si spinge affinché un sostenitore si senta impietosito da quel bambino e lo “adotti”. In questo caso dunque il sostenitore sottintende che il suo contributo sia per lo specifico bambino che in qualche modo entra a far parte della sua famiglia. Nulla si vuol togliere alla bontà del gesto di chi si propone e intraprende l’aiuto ad una persona in difficoltà però è d’obbligo fare alcune considerazioni anche dall’interno.


Tutti i bambini meritano di essere aiutati

Sostieni Ora!

 

 

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Continuando a parlare in termini di “adozione”, dobbiamo tener presente che il rapporto che si instaura tra sostenitore e bambino è per cultura concepito dai due in maniera totalmente diversa. Per il sostenitore dall’altra parte c’è un “figlio”, mentre per il bambino il sostenitore è una figura talvolta incomprensibile.

 

Bisogna inoltre considerare il fatto che, se si rispetta il principio per cui l’adozione è rivolta ad un beneficiario unico, in una scuola si rischia di aiutare solo pochi fortunati e non altri bambini altrettanto bisognosi. Magari calando questa situazione in un contesto sociale dove l’indigeno soffre già di per sé di complessi di inferiorità, frutto di anni e anni di sfruttamento del suo popolo e delle sue terre.
Con il Sostegno a Distanza, per ogni sostegno il beneficiario non è uno solo, ma sono ben 3 bambini. Questo significa che nel corso del ciclo di studi, l’impegno che ogni sostenitore si era allora preso ha in realtà aiutato 3 bambini ad avere l’opportunità di costruire un futuro migliore per sé e per la loro comunità.

 

Punti di vista

Ci sono correnti diverse in materia di solidarietà internazionale e, ovviamente, le rispettiamo tutte. Ci sono partner locali che considerano il bambino ritratto nella foto come beneficiario unico ed esclusivo del progetto, per cui quel bambino avrà la quota destinata a sé, i suoi vestiti nuovi, le derrate per la sua famiglia, l’assistenza sanitaria per sé, i suoi libri personali. Nel villaggio ce ne saranno alcuni come lui, 10-50-100 in base al lavoro di contatto e di gestione che avrà fatto il partner locale in questione e in base alle disponibilità dell’organizzazione che li sostiene. Ma in quello stesso villaggio ce ne saranno altrettanti altri che vedranno i compagni fortunati avere vestiti nuovi, classi di sostegno, i libri, ecc. e si sentiranno …… meno meritevoli?
Altri, come Fratelli Dimenticati, considerano invece il progetto come un mezzo per saldare il salario degli insegnanti, cosicché possano insegnare a tutti gli studenti della scuola. I fondi possono inoltre venire usati per pagare la mensa di un convitto, in modo che anche gli studenti dei villaggi lontani possano avere l’opportunità di frequentare le lezioni, pernottando vicino alla scuola. Con una parte dei fondi si può creare un fondo sanitario per formare professionalmente un’infermiera che monitori tutte le scuole della zona, che si occupi di fornire zanzariere per prevenire la malaria a tutti i bambini della scuola, e non solo ai sostenuti. Si possono avviare con i bambini e le loro famiglie progetti di microcredito, che diano a tutti la possibilità di partire con una fonte di auto sostentamento.
È in ragione di questa visione, e per dare al sostenitore l’informazione corretta e trasparente, non camuffata per carpirne l’affiliazione, che abbiamo prima scelto di non accettare il termine adozione a distanza, preferendo parlare di Sostegno a Distanza, e abbiamo poi scelto di proporre in primis la comunità e non il singolo bambino. Perché la trasparenza e la correttezza parta dall’inizio della collaborazione, e perché questa diventi e sia sentita come una partecipazione al progetto di sostegno alla comunità e non come la semplice assistenza ad un individuo.

 

Sostegno del Centro

IMG_5648Da ormai 10 anni, abbiamo affiancato al sostegno tradizionale il Sostegno del Centro, una formula in cui  il riferimento non è più uno dei bambini della comunità sostenuta bensì tutto il centro, tutto il gruppo. Questo, non per trovare una forma “meno onerosa” per il donatore ma per fornire un informazione più chiara e più coerente di quello che il Sostegno a Distanza in effetti è.
Il centro può essere una scuola, un ostello, una casa di accoglienza per disabili o per bambini di strada, una parrocchia, un ospedale, o qualsiasi altra struttura che può dare aiuto a chi si trova nel bisogno.

 

 

Quanto costa un Sostegno a Distanza?

Pochissimo! La quota del Sostegno a Distanza è di 15,50 € al mese, oppure 186 € l’anno, che coprono le spese di tasse scolastiche, pasti, alloggio, materiale di cancelleria, assistenza sanitaria e altro.
Una somma molto piccola, ma che per molti bambini può rappresentare l’unica possibilità di cambiare la propria vita.
Se crediamo che il SaD sia un momento e una scelta di condivisione, allora ci sentiamo anche di dover considerare il progetto come un’occasione di cooperazione e non di assistenzialismo.
Non è un’adozione a distanza individuale, ma un aiuto che favorisca lo sviluppo dell’intera comunità. Lo consideriamo un cammino da fare insieme, insieme ai sostenitori, insieme ai partner locali, insieme ai bambini e a quanti fanno parte del progetto. Perché è un cammino che sta dando i suoi frutti, anche se non sono facilmente visibili, o meglio tangibili.

 

Sostieni Ora!